Necessità fa Pazienza

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Prometto, più a me stessa che a voi, che da qui alla fine dell’anno non salterò nessuna pubblicazione, metterò in campo tutto ciò che ho imparato durante il corso “ Becoming a Time Master” e riuscirò ad organizzarmi per scrivere, se ispirazione vuole.

Dobbiamo far finta che sia ancora novembre e che quindi sia il mese dei morti, lo so che è un grande sforzo, sappiate che sarà un post macabro, ma c’est la vie mes amours.

[Questa è la canzoncina che può accompagnare la lettura, che mi fa piangere sempre, non è la nostra canzone, ma un po’ di sano “lo tengo per me” lo devo a me stessa.]

Allora, sono passati quasi 3 anni e io non ho mai parlato in modo serio di questa cosa, una volta ne ho parlato qui, ma vabbè difendevo Berlu, quindi non vale, e una volta ne ho fatto un mezzo accenno su un post, ma appunto mezzo accenno.

Comunque sono quasi 3 anni che un pezzo di cuore se ne è andato, la Vita mi ha amputato una gamba, che il Fato mi ha tolto il Mentore Capo, che il Supremo mi ha tolto colui che mi aveva fatto a sua immagine e somiglianza, insieme a Mamma Erre, ma nella somiglianza lei si è impegnata poco.

La cosa è andata in modo molto veloce: alle 3.00 di notte guardavo dei rugbisti che facevano una piramide uno sopra l’altro (non chiedete di più), alle 7.00 venivo svegliata per tornare in Maremma.
A me è successo a 22 anni, ma succederà a tutt* ed è una cosa certa. Quando succederà sappiate che dobbiate essere pazient* e dare tempo: agli altr*, perché non sarà una perdita solo vostra, e a voi stess* chiaramente.

 

Il lutto ha sì 5 fasi, ma ognun* le vive a modo suo e hanno tutte lo stesso valore.Io le ho vissute tutte in un giorno, circa, con varie pesanti ricadute nel periodo successivo .

NEGAZIONE: appena l’ho saputo ho detto: “Ma che cazzo stai a di’?” a una delle mie sorelle; dopo un’ora al marito “Ma davvero?”. Nel mentre avevo mandato un messaggio alle mie amiche con scritto “Io sto tornando in Maremma perché B è morto. Dovete contattare X per il cineforum, si devono fare i turni della bottega e ordinare i prodotti. Non so quando torno su”.
[non mi ricordo le parole precise, ma il senso era questo]

RABBIA: vabbè, qui si tocca un nervo scoperto con me, mangio ira e rodimento tutte le mattine, accompagnato con una caffettiera intera da tre. Ero arrabbiata perché non mi aveva dato l’occasione di vederlo invecchiare, di allacciargli le scarpe perché non ci sarebbe più arrivato, di chiudergli la camicia perché non riusciva a prendere bene i bottoncini, di farlo partecipe delle fasi veramente importanti della vita.
Quella che ancora mi fa saltare tutti i nervi è che mi ha tolto la possibilità di scegliere se farmi o no accompagnare all’altare.

Poi mi sono arrabbiata per altre mille cose, ma queste sono quelle che mi rendono una persona dolcina, le altre rileverebbero tutta la mia complessità: lasciamo questo blog un posto romantico.

CONTRATTAZIONE: ho iniziato a prendermi tutti i libri di grafologia, morale e politica, tutti i vinili di Verdi, ho iniziato a guardare sempre di più Mentana, Gruber, ho iniziato a pensare “Ma lo avrebbe fatto/letto?”.
Una volta ho pensato “Devo dirlo a B!” ma nope.

DEPRESSIONE: ecco, già io sono una persona tendente alla depressione, che se per due giorni non esco di casa e non mi trucco, arriva il terzo, il quarto, il quinto, il sesto, arrivano i giorni dentro il letto a guardare serie tv e a ordinare pizze e con difficoltà ritorno a uscire. Ma questa fase per me si è espressa con la rabbia, ma vabbè, e con l’invidia, quella proprio brutta brutta, che non riesci a razionalizzare, che non giustifichi nessun dolore dell’altr* perché “Almeno l’ha avuto per questa e quest’altra occasione: io invece?”
Poi è passata, tra lacrime e urla e silenzi, ma è passata.

ACCETTAZIONE: come dopo ogni cosa, ci si riorganizza, si stringono i denti e si tira avanti.

Poi ho quasi smesso di pensarci, di piangere, di dire “lo devo far sapere a B!” e quindi ho capito che forse non ho superato proprio niente e sono ancora alla negazione.

Ma voi sappiate che dovrete avere pazienza, tanta pazienza, verso gli altri e verso voi stess*.

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Le pretese

 

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Due settimane fa ho detto che l’articolo di quella settimana sarebbe stato un po’ gne, perché questo avrebbe fatto il botto. Non perché chissà quante persone lo avrebbero letto, ma perché continuava un capitolo di storia raccontato qui e soprattutto perché quando parlo dei fatti miei, viviseziono il cuore, partono i big money, che come ogni stipendio che mi spetta, non arrivano mai.
Sappiate che è stato scritto in due giorni differenti, distanti una settimana l’uno dall’altro, quindi è probabile che possa non avere un nesso logico, ma ho cercato di darglielo, anche perché mi sentivo ‘nammerda mercoledì scorso e mi sento ‘nammerda oggi.

 

Allora il capitolo nuovo è che Thé (lo chiameremo così) mi ha scritto tre settimane fa “Ti va di vederci, anzi rivederci? A me sì”, è sparito e si è ripalesato la settimana scorsa.

TO BE CONTINUED

Comunque avete presente quei periodi no, dove sbagliate, sapendo di sbagliare, agendo comunque e dove non avete le forze per stare a sentire gente che vi dice “Eh però Marta stai sbagliando”, “Ti meriti di più”, “Non devi avere questo comportamento”, “Non merita il tuo tempo”.
Ecco, novità dell’anno: ci sono giorni in cui si può ascoltare “Vai a buttarti dal ponte” e ci si passerebbe sopra come fosse una fogliolina, altri in cui non si ha bisogno del giudizio degli altri, né del loro consiglio, anche se a fin di bene.
Si ha bisogno di sfogarsi e di sentire del silenzio come risposta o un “Fai come credi”. Fine.

Soprattutto quando si parla di relazioni.
Perché sappiamo tutti cancellare un* amic* su Facebook, nasconder* le stories di Instagram e bloccarl* su Whatsapp, lo sappiamo fare, ma alcune volte non vogliamo.

 

Siate coscienti del fatto che quando parlate con me, avete di fronte una che dopo 5 anni ha ancora il numero di telefono dell’unico ragazzo di cui si è innamorata, ha ancora tutti i suoi amici su Facebook, vede le loro stories, di tanto in tanto torna sul suo profilo e sì, alcune volte ha voglia di mandargli un messaggio per sapere solo come sta e cosa sta facendo, anche se le ha fatto tutto quello che le ha fatto.
Dopo 5 anni.
Dopo 5 anni dove mi sono successe parecchie cose.

(fine della parte scritta la settimana scorsa)

Ecco, io e Thé siamo usciti e ci siamo lasciati con un “Ci vediamo quando torno, tanto abbiamo tempo”.
Io al “Tanto abbiamo tempo” mi sono sciolta: nessuno mi ha mai detto di avere tempo per me e non è una brutta cosa sentirselo dire.

Poi è sparito, forse perché abbiamo tempo?
Concordo, ma investiamolo questo tempo. Investire il tempo per me non è sentirci ogni 3 settimane. Investire il tempo per me non è non rispondere ai messaggi, anzi non visualizzarli nemmeno.

Perché sono d’accordo con avere delle relazioni dove ci si scrive una volta al mese, ci si vede e ci si risente il mese successivo, l’ho anche avute.

Ma io adesso non ho più voglia. Io voglio avere una relazione dove non reprimo le mie esigenze, dove posso dire tranquillamente quello che non va bene, dove posso chiedere un gelato perché ho la gola che va in fiamme, dove l’andare mezzo pomeriggio al mare non mi sembra aver chiesto la luna ed essere felice come se mi avesse portato una cuccumella piena di puntarelle condite a modo, dove posso chiedere di andare a bere una birra senza avere paura di sentirmi un accollo, perché io non sono un accollo. Non è da accollo chiedere di sentirsi  non tutti i giorni, ma almeno una volta ogni due, non è essere un accollo pretendere che i messaggi vengano almeno visualizzati.
E non è da accollo pretendere che le cose vengano messe in chiaro e nemmeno pesare le parole, perché certe parole messe insieme hanno un peso e non è da accollo darglielo.
Perché anche Obama quando era presidente il tempo per andare al bagno ce lo aveva e riusciva a scrivere a Michelle.
E né Barack né Michelle erano un accollo l’un* per l’altr*.

E soprattutto te non sei Obama.

Non è Stato lui

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Allora avevo pensato di scrivere un post sull’inizio della scuola, non tanto il rientro, ma il costo del materiale scolastico, che equivale al materiale creativo. Perché tutta ‘sta manfrina? Perché m’è rosicato un sacco dover pagare 3.30 euro per una colla stick media. Fine.

Invece ieri sera, per mia grande sorpresa perché non lo sapevo, è ricominciato Rocco Schiavone. Per chi non lo sapesse è una di quelle fiction della Rai particolarmente fatta bene, che tratta delle vicende del vicequestore Schiavone.
‘nzomma morti, sangue e indagini.

Vabbè, per le recensioni vere andate da qualche altra parte, ma ho pensato: io ‘na settimana fa ho visto il film su Cucchi, mi rifiuto di dirvi chi sia, un po’ perché ho un pubblico selezionatissimo, un po’ perché se non lo sapete vergognatevi, e mi ha fatto particolarmente male, proprio male fisicamente.
Ma dicevo, il film di Cucchi e poi Schiavone.

Schiavone non è che segua proprio proprio la legge, cosa meno grave si fa spesso ‘na cannetta in questura, come pausa caffè, cosa un po’ più grave mena gli altri per farli parlare.
Li mena forte eh.
E le critiche alla fiction si basano proprio su questa cosa: è un personaggio fortemente negativo, è ‘na guardia, non rispetta le leggi.

Fatto sta comunque che sì, è un vicequestore, mena la ggente, si fa le canne, indaga senza permessi, ma è finto signori, è un personaggio letterario, Rocco non esiste, esistono sicuramente guardie così, ma lui non esiste. 
Possiamo goderne senza troppe pippe mentali.
Poi sarà che è interpretato da Giallini, sarà che indossa sempre un cappottone enorme verde, sarà la barba, sarà la casa a Roma, che ti fa dire ogni volta “ Ok, ciao a tutt* io vado lì”, sarà che c’è Giallini, sarà che ha anche delle perle sui morti niente male.
Guardatevelo, perché non è fatta male per niente e poi ci siamo guardati Narcos, Suburra, Romanzo Criminale e tante altre senza troppi problemi.

Domani comincia l’autunno, grazie al cielo e sì, la risoluzione dell’immagine fa schifo.

Ode al Fico

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Megascoop: è SETTEMBRE.

Per me Settembre è come la maggior parte dei ragazzi che ho conosciuto: mi piacciono tanto, ma allo stesso tempo mi fanno malissimo.
Quindi mi piace perché finisce l’agonia dell’estate, inizia l’autunno, i maglioncini, le foglie che scrocchiano sotto i piedi, però è il mese del “ricominciamo!” e quindi è in questo mese che si concentrano i miei attacchi d’ansia.
Attacchi d’ansia completamente ingiustificati eh, quest’anno più degli altri.

Comunque fatto è che per me  Settembre, così deleterio, non ha solo che inizia l’autunno, ha anche un’altra cosa: i fichi.

Ogni volta che mangio il primo fico dell’anno, come il primo kako, io piango per l’emozione. Su questa cosa, LEAVE MARTA ALONE FOREVAH !

pippirippipì:   Ode al fico.

Il fico viene da un albero generoso: cresce da qualsiasi parte, basta un buchino piccino piccino picciò e viene su, che sia aperta campagna o centro città, cresce.
Cresce tanto e velocemente, ma davvero velocemente.
Profuma tanto anche se non ha fiori.
Poi fa tanti frutti, ma tanti tanti.
Che sono super zuccherini, fanno tanto bene al corpo e all’anima.
Come tutte le cose belle, alcun* dicono “Ma la consistenza mi fa schifo” o “È troppo dolce”
E se non avete mai mangiato pizza prosciutto e fichi, ditemi: che senso ha la vostra vita?


COLONNA SONORA: non fatemene una colpa se siamo così anime gemelle, tanto che ha scritto una canzone sui fichi

Addio, ciao ciao

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*Citazione nel titolo, indovinatela.

Allora avevo pensato a un tema, però non era adatto a una Summer Edition, quindi ve lo beccate la seconda settimana d’autunno, segnatevelo.
Perché ce lo ricordiamo vero che l’autunno non è sinonimo di fine delle ferie, che uno ha una data precisa per tutt*, mentre l’altro no, ce lo ricordiamo?

Comunque ieri, anche se il vino bianco mi ha reso un po’ sbronzina e mi ha fatto venire strane voglie di mandare messaggi, che sono riuscita a reprimere fino ad un certo punto, perché infatti ero sbronzina, non marcia,  mi ha comunque lasciata abbastanza lungimirante da appuntarmi il tema di oggi.

Non ve lo chiedo, perché so già che vi è già successo, ma effettivamente quante volte ci presentiamo alla stessa persona? Può succedere che uno si presenti anche 10 volte. Questa cosa a me personalmente, che sono l’essere impermeabile alle pippe mentali, mi ha fatto pensare che la gente non si ricordasse mai di me e che quindi io mi dovessi presentare ogni santissima volta, finchè un giorno la mamma di una mia amica mi disse: “ sì, me lo ricordo” e fine, ho cominciato a farmi pippe mentali di altro genere. Ma comunque non mi ero data una risposta al perché uno si presentasse diecimila volte, però ieri l’illuminazione.

Voi direte, miei cari piccoli lettori *cit. 1000 punti alla casata che indovina, che non si possono ricordare tutti: certo, può accadere che un* non si ricordi un nome o un viso, ci  mancherebbe, ma la prima volta può accadere, ma la seconda o la terza inizia ad essere un po’ un problema.

Dicevo, ieri l’illuminazione.
Incontri il tuo gruppo di amic*: abbracci quell* con cui hai una rapporto più fisico, rispetto a quell* a cui dai i due baci, perché anche se non sopportate darveli, è da tanto tempo che non vi vedete che ve li date; c’è quell* con cui hai una confidenza tale che basta un’alzata di mento.
Ma poi arriva quell* con cui non avete una relazione definita, il/la classic* conoscente: quest* come lo/la salutate? I baci sono troppo, però il semplice “Ciao” è freddo, non potete neanche ignorarl*.
Soluzione: vi ripresentate, ricominciate da zero.
Risolto il problema.

PS. Chi becca la citazione mi scriva in privato.
PPS. Sono andata al mio primo viaggio di lavoro vero. Rido fortissimo.

Chi lavora non fa l’amore

NewYork

Summer Edition per lavoratori in toto, ma raccontata da chi fa un lavoro di ufficio, più Fiaba della Buonanotte.

Oggi è il 16 agosto: concordiamo che possiamo definirlo un giorno di ferie?

Concordiamo che ricevere una mail di lavoro il 16 agosto alle 8.54 è da criminali?

Concordiamo che le notifiche di lavoro che arrivano alle 2.05 di notte siamo legittimati a ignorarle?


Perché va benissimo lavorare, mi sembra anche cretino dirlo, ma non viviamo per lavorare.


Giustifico i lavori stagionali, che non conoscono giorni liberi e invece conoscono turni da 12 ore in cucina, però dal vostro datore di lavoro il favore di avere 8 ore di sonno lo dovete chiedere.

Poi, a meno che non abbiate il/la filippin* a casa, un’ora per fare la spesa ve la deve concedere, dite che fate la spesa anche per lui/lei, così in pratica starete lavorando anche al supermercato

‘Na mezz’oretta per fare l’amore fa bene alla salute e incrementa le vostre prestazioni a lavoro, va tutto a favore del datore, non la chiedereste mica per il vostro bene, ma per il bene del suo portafoglio!

ALLARM: questo è sarcasmo, spicciolo, di bassa qualità, ma sento di doverlo dire, perché mica tutto lo capiscono.
Che concordiate o no alle domande all’inizio, io a quella mail risponderò il 20 agosto e alle notifiche delle 2.05 gli do fòco.

Breve storia dei Galli che tornano Polli grazie alla Vita e alla Giustizia Divina

A maggio 2017 Licia incontra Andrea in discoteca. Si conosco dalle scuole medie.Dopo che Licia gli fa notare che salutarla non gli avrebbe prosciugato l’anima, lui le ha carinamente chiesto: “Ma te non sei ancora laureata? Ma come? Io sono laureato da un anno e faccio il videomaker e organizzo eventi a Milano!”
A febbraio 2018 un sera in un bar Licia parla con Giuliano, per cui ha avuto una cotta per secoli,e all’ innocente domanda: “Ma tu adesso cosa fai? “ lui ha risposto con “Dirigo la mia azienda”.
A luglio 2018, mentre Licia faceva volantinaggio per il lavoro che faceva durante le ferie, ha incontrato Andrea, che non organizzava più eventi a Milano, ma faceva il parcheggiatore e poi ha incontrato Giuliano, che dirigeva talmente tanto bene la sua azienda da avere il tempo di lavorare in un campeggio.
Questo non perché il parcheggiatore o il campeggiatore siano lavori da poco, ma alcune volte è meglio volare un po’ bassini, perché se si cade, ci si fa un po’ meno male e soprattutto dire “Dirigo la mia azienda” non vi rende esseri umani più dignitosi o importanti rispetto a chi dice “Pulisco bagni”.

E quando qualcuno si paragona a voi da vincitore, evidenziando i suoi successi e recriminando le vostre mancanze, respirate, sedetevi alla sponda del fiume e aspettate, che prima o poi passano.

Vedi caro

 

SBAMSBAM

Chi mi conosce bene sa che la mia Adolescenza è Guccini, sarebbe anche la mia infanzia, ma avevamo un rapporto un po’ difficile, alias alle prime tre note di “Un vecchio e un bambino” suonate alla pianola da Babbo scoppiavo in lacrime neanche avessi visto un film con un animale parlante.
E sì, per me “Il dottor Dolittle” è ‘na tragedia napoletana.


Comunque tutta ‘sta serenata per dire che sono una persona tanto intelligente che una canzone di Guccini l’ho capita venerdì scorso, dopo almeno 10 anni di ascolto ininterrotto.
L’ho capita perché adesso sono matura abbastanza da capire di non esserlo affatto.
L’ho capita perché l’ho vissuta e la vivo.


Vedi carO,
è difficile spiegare,
è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
Vedi caro, tutto quel che posso dire
è che cambio un po’ ogni giorno, è che sono differente.
Vedi caro, certe volte sono in cielo
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi caro, è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già.
Vedi caro, certe crisi son soltanto
segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
Vedi caro certi giorni sono un anno,
certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
Vedi caro le stagioni ed i sorrisi
son denari che van spesi con dovuta proprietà.
Vedi caro è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già.
Non capisci quando cerco in una sera
un mistero d’atmosfera che è difficile afferrare,
quando rido senza muovere il mio viso,
quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare,
quando sogno dietro a frasi di canzoni,
dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà.
Vedi caro è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già.
Non rimpiango tutto quello che mi hai dato
che son io che l’ho creato e potrei rifarlo ora,
anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perché
questo tempo dura ancora.
Non cercare in un viso la ragione,
in un nome la passione che lontano ora mi fa.
Vedi caro è difficile spiegare,
è difficile capire se non hai capito già.
Tu sei molto, anche se non sei abbastanza,
e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi,
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco,
tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora e così non spaventarti
quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua!
Sii contento della parte che tu hai,
ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento,
per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà.
Vedi caro è difficile spiegare,
è difficile capire se non hai capito già.

Era dedicata a qualcuno?
Oh certo.

Era dedicata anche a me?
Un classico. (cit. caramelle a chi la indovina)

Sì, post poco SummerEdition, ma è stato un periodo difficile.
La prossima settimana non lo so se esce qualcosa, sicuramente non alle 20.